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Facebook e l’intelligenza artificiale: due Bot lasciati a parlare da soli?

Facebook e l’intelligenza artificiale: due Bot lasciati a parlare da soli?

Sembra davvero uno scherzo eppure è così. Facebook ha pensato fa comunicare direttamente due Bot per un esperimento. 

Facebook e i Bot

Mike Lewis e l’unita per la ricerca sull’intelligenza artificiale di cui fa parte, hanno deciso di compiere un particolare sperimento. Nella tematica dell’intelligenza artificiale hanno deciso di lasciar parlare tra loro due Bot la scoperta è stata sorprendente. I due Bot, infatti, hanno sviluppato una lingua indipendente e, in base alla missione di negoziare un accordo, hanno finto un iniziale disinteresse con i loro comportamenti. Alla strenua dei bambini anche i Bot hanno deciso di stabilire un mezzo di comunicazione e lo hanno sfruttato a loro piacimento. Una scoperta incredibile che dimostra come anche le Intelligenze artificiali riescono a “formarsi” un pensiero e dunque potrebbero prendere decisioni autonomamente? Perché Facebook è cosi interessata allo sviluppo di questi strumenti di comunicazione informatici? 

Cosa sono i Bot. 

L’azienda più potente del momento, Facebook, è molto interessata allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale perché questa permetterebbe loro di automatizzare dei processi ripetitivi e monotoni. I Bot sono dei robot, e il Chatbot è un programma attraverso il quale si parla con un robot dotato di intelligenza artificiale. Il Bot viene programmato er dare delle risposte strutturate e sensate, attinenti alle domande che gli vengono poste. Grazie alla tecnologia molte piattaforme di messaggistica istantanea si sono evolute, come per esempio Messenger e WhatsApp. Di Bot si parlava già negli anni ’50 per con la nascita delle chat hanno spostato il loro interesse verso questo settore creando un vero e proprio modello di business innovativo che prende il nome di Bot Economy. La Bot revolution potrebbe cambiare completamente il settore della customer care aiutando imprese e professionisti a creare un rapporto diretto con i loro clienti migliorandone la percezione dei servizi. Questo perché i Bot riescono a rispondere alle richieste di informazioni dei clienti, rispetto a determinati servizi o prodotti di consumo. I Bot riescono ad aiutare la logistica in fatto di shop online, per gli ordini e le spedizioni dando assistenza al cliente dopo che ha acquistato. La tecnologia provvede anche a intrattenere il pubblico in un ottica di acquisition e fidelizzazione. 

Esistono dei limiti all’uso dei Bot?

Allo stato attuale i chatbot rappresentano si una tecnologia avanzata ma che ha molti limiti rispetto alle Intelligenze Artificiali che ne sono alla base. Uno dei problemi principali riscontrato è la non comprensione di alcune domande da parte dei Bot. Il problema dipende anche da noi però che spesso ci dimentichiamo che stiamo parlando con una macchina e di conseguenza componiamo delle domande che neppure un umano potrebbe capire. Quando si parla di Bot si parla anche di sicurezza e di privacy, i sistemi devono lavorare molto di più su questo aspetto e implementare soluzioni e funzionalità che facciano sentire gli utilizzatori più sicuri. Altro dubbio è sulla possibilità di rivolta dei bot contro gli umani come hanno già ipotizzato in passato. 

Uso delle chat box dalle aziende

Sono tante le aziende che hanno già utilizzato le chatbot, come  per esempio la californiana Trim che propone bot in grado di negoziare per noi offerte migliori con Comcast, un network via cavo. Un anno fa Tay, il bot lanciato da Microsoft come esperimento di conversazione automatica durò appena 24 ore perché fu inondato da commenti razzisti. Un caso di successo è stato Wahlbot lanciato dal broadcasterOrf in occasione delle ultime elezioni austriache per informare e rispondere la diffusione di inesattezze. È certamente colmo di controindicazioni tale sistema ma anche caratterizzato da un forte successo per il futuro, come dimostra l’esperimento condotto. Lo sviluppo di bot in grado di negoziare accordi è interessamento ma il problema potrete essere inquadrarne l’uso. Non ci resta che aspettare e vedere cosa ci riserverà il futuro della tecnologia AI.

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Cyberattacco senza precedenti, colpiti centinaia di paesi nel mondo.

Cyberattacco senza precedenti, colpiti centinaia di paesi nel mondo.

Un cyberattacco senza precedenti ha colpito i sistemi di 100mila organizzazioni in 150 paesi in tutto il mondo. Microsoft ammonisce “i governi non dovrebbero stoccare pericolosi software che possono essere trasformati in armi da hacker senza scrupoli.

La notizia.

È stato lanciato venerdì scorso e ha proseguito per tutto il weekend un attacco hacker senza precedenti che ha lasciato senza parole Microsoft, leader nella produzione di software. L’azienda ha infatti affermato che la colpa di questo grande attacco è degli stessi governi che stoccano software deboli difronte alle tecniche di hacker senza scrupoli. Il nuovo virus che ha messo in ginocchio ben 150 paesi nel mondo blocca i computer e chiede un riscatto per poterli riattivare. Il ransomware alla base di questo epico attacco era stato rubato all’agenzia di intelligence americana NSA. Il presidente della Microsoft Brad Smith ha scritto sul suo blog che “uno scenario equivalente con armi convenzionali sarebbe il furto di missili Tomahawk”, per questo afferma che i governi dovrebbero impegnarsi per definire questo attacco come un campanello d’allarme. 

100 mila sistemi sotto scacco!

È incredibile quello che è successo nelle scorse notti a causa di questo attacco hacker. Proprio durante il G7 dell’economia di Bari è stato realizzato un attacco senza precedenti nella storia degli hacker mondiali. Lo stesso G7 è subito sceso in campo per lanciare un messaggio ai Governi affinché condividano informazioni per combattere le minacce crescenti dei cyberterroristi. A pochi giorni dal fatto si contano i tantissimi danni di questo attacco che ha colpito una grande varietà di aziende e istituzioni. Dalla Renault della Francia al sistema sanitario britannico all’Università italiana Milano Bicocca. Ma la minaccia non finisce qui, indiscrezioni affermano che l’attacco potrebbe ripetersi e anche in brevissimo tempo. A dichiararlo è “Malware Tech” un giovane tecnico inglese che è riuscito ad arginare il virus che ha colpito i computer di tutto il mondo. È stato lui ad affermare che gli Hacker potrebbero cambiare il codice e portare nuove problematiche nei siti di tutto il mondo. 

Il Regno Unito sotto attacco.

Uno degli stati maggiormente colpiti è il Regno Unito. In particolare le 48 aziende ospedaliere i cui sistemi non hanno retto al virus. Amber Rudd ha affermato che il sistema sanitario era tornato presto alla normalità ma in realtà questa mattina il Royal London Hospital, maggior centro ospedaliero nella capitale britannica, ha diffuso un comunicato nel quale ha affermato di avere ancora problemi con la funzionalità dei servizi. Europol sta aiutando i Paesi sotto attacco, un attacco davvero senza precedenti che richiede l’unione di tutte le forze. Il coordinamento è essenziale sia per risolvere i problemi di questo attacco sia per prevenire i danni di possibili attacchi futuri. Al lavoro infatti c’è anche la NATO con il suo centro cybersecurity potenziato nei mesi scorsi. Come è riuscito il 22enne britannico ad arginare il virus? Il giovane per lavoro studia la diffusione dei malware: ha comprato un dominio a cui Wannacry rimandava, perché in quel modo avrebbe potuto studiarlo meglio. Senza sapere che in quel dominio i cyberterroristi avevano nascosto l' 'interruttore' per spegnerlo: nel momento in cui sarebbe diventato attivo, il virus si sarebbe fermato. Ecco come un giovane batte a tavolino i creatori del più grande attacco hacker della storia!

 

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Collegare il cervello al computer: realtà o fantascienza?

Collegare il cervello al computer: realtà o fantascienza?

Il futuro non è mai stato così vicino? Il sogno di poter connettere il cervello umano ad una intelligenza artificiale sta per diventare realtà? Secondo Elon Musk, imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense, creatore delle società Space Exploration Technologies Corporation (Space X) e soprattutto la Tesla Motors di cui è chairman e Ceo, è possibile e ha dichiarato in proposito: "col tempo avremo una fusione sempre più stretta tra intelligenza umana e intelligenza artificiale".

Pensate che le parole di Musk siano qualcosa alla Matrix? Il noto film di fantascienza di inizio anni 2000 dove si immaginava una umanità assoggettata inconsapevolmente al volere delle macchine divenute "senzienti" o alla saga fantascientifica di Terminator in cui l'uomo progettava una intelligenza artificiale che prendeva il potere realizzando androidi-robot e rendendo gli uomini schiavi? Probabilmente non siamo a quei livelli foschi immaginati dal cinema, ma verosimilmente alla realizzazione di un connubio più stretto tra i moderni dispositivi elettronici e l'uomo.

Il miliardario sudafricano ha recentemente fondato la Neuralink una società specializzata nella ricerca medica che ha messo a punto una tecnologia per impiantare nel cervello umano dei piccoli elettrodi così da poter connettere, in un futuro non troppo lontano, la nostra mente ad un computer con la possibilità di "caricare" dati dalla macchina e "scaricare" i nostri pensieri nel computer in una sorta di interazione tra intelligenze.

Attualmente la Neuralink nasce per scopi meno fantascientifici e ben più realistici per curare le malattie neurodegenerative del sistema nervoso, ma Musk ci ha visto anche applicazioni uomo-macchina e per questo motivo si è avvalso della collaborazione dell'ingegnere Vanessa Toslosa, esperta nel settore degli elettrodi flessibili, di Timothy Gardner uno studioso che impianta elettrodi nel cervello degli uccelli con l'intento di scoprire come è articolato il loro cinguettio e come i volatili riescano a comunicare in tale modo e di Philip Sabes altro esperto che si occupa dello studio del controllo cerebrale dei movimenti.

Musk è sicuro che col passare degli anni, ma sempre più rapidamente, la connessione umana-cibernetica tra bio e meccanico diverrà sempre più importante.

 

 

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