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L’estate sta arrivando e la dieta ci sta distruggendo?

L’estate sta arrivando e la dieta ci sta distruggendo?

L’estate si sa è un dramma per tutte le fashion addicted che nel corso dell’inverno ha pensato solo alle cene e agli apertitivi: ora tocca la dieta.

Fast and Diet.

L’estate: gioia e dolore di migliaia di donne, e anche uomini. In tantissimi stanno viaggiando verso diete assurde dell’ultimo secondo per rispondere al meglio alla famigerata “prova costume”. Ma questa diete funzionano davvero o fanno solo male al nostro corpo? Abbiamo portato avanti una ricerca per cercare di conoscere la situazione generale del panorama dietetico online. Sono tantissimi i siti che promuovo diete last-minute, diete dell’acqua, diete della frutta. Ma funzionano davvero? È recente anche la notizia della signora che ci ha rimesso la vita a causa di una “dieta dell’acqua”. È del 1944 il primo studio condotto dall’Università del Minnesota che, pur avendo altri scopi, dimostro gli effetti imprevedibili e psicologici del digiuno. Lo scopo reale della ricerca era quello di scoprire la migliore strategia alimentare da utilizzare con i superstiti della Seconda Guerra Mondiale che avevano subito un periodo prolungato di digiuno e scarsa alimentazione. Dei trentasei uomini che furono chiamati a far parte dello studio, 4 si ritirarono durante la seconda fase della ricerca, sui restanti 32 si compirono delle importanti scoperte. Il lungo periodo di restrizione alimentare aveva provocato significative modificazioni nel comportamento, nella psicologia e nelle interazioni sociali dei partecipanti. Anni più tardi, durante uno studio condotto per conoscere l’anoressia nervosa, è stato osservato che i sintomi di questa malattia erano identici a quelli dello studio del ’45. 

Le osservazioni sull’alimentazione del digiuno. 

Quali sono state le osservazioni principali? Innanzitutto problemi psicologici. Furono evidenziate modificazioni nel funzionamento emotivo e cognitivo di tutti i partecipanti all’esperimento. 

  • Alterazioni della capacità di concentrazione
  • Aumento delle preoccupazioni legate al cibo
  • Sbalzi di umore
  • Irritabilità
  • Ansia
  • Cambi di personalità transitori.

Non solo però: vennero riscontrati anche problemi comportamentali importanti. 

  • Nascita di rituali alimentari
  • Consumo di tabacco aumentato
  • Interesse per i libri di cucina che leggevano in modo ossessivo
  • Alimentazione incontrollata con episodi bulimici.

Ma l’aspetto più preoccupante, ovviamente, sono stati gli effetti fisici.

  • Disturbi del sonno
  • Disturbi gastrointestinali
  • Cefalee
  • Ipotermia 
  • Bradicardia
  • Precoce senso di sazietà
  • Vertigini
  • Senso di debolezza

Tutto questo fa pensare come sia necessario davvero il controllo dell’alimentazione. Allora come comportarsi con le innumerevoli diete che possiamo reperire online?

I consigli di alimentazione online. 

 

Certo è che l’inverno ci ha messo su un po’ di kg, come possiamo eliminarli? Noi non consigliamo di seguire le diete che possono essere reperite online, in quanto non badano alla situazione dell’utente. Una dieta degna di questo nome dovrebbe essere composta di consigli alimentari e di suggerimenti che servono a migliorare l’alimentazione. Noi proponiamo tra il nostro parterre di corsi anche un corso sull’alimentazione, che è condotto da un nutrizionista medico professionista. L’alimentazione e i suggerimenti del corso sono regolati in base a consigli generali, semplici da seguire, che aiutano a migliorare l’alimentazione tutto l’anno. Perché, cari lettori, non si dimagrisce solo l’estate ma bisognerebbe essere in forma tutto l’anno! 

 

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La fame nervosa e l’importanza della conoscenza alimentare.

La fame nervosa e l’importanza della conoscenza alimentare.

Stephan Guyenet pubblica “Il cervello affamato” e affronta il problema della fame nervosa, le sue conseguenze e sostiene l’importanza della conoscenza alimentare. 

Il libro

Quante volte ci è capito di mangiare un biscotto, poi ancora un altro, poi tutta la busta. Soprattutto quando ci troviamo in periodi di grande stress emotivo o lavorativo. La fame nervosa ci fa prede sempre, anche quando abbiamo appena finito di pranzare o cenare. Una abitudine questa che oltre a fare male alla nostra linea peggiora la situazione generale del nostro corpo. Stephan Guyenet ha pubblicato un libo “il cervello affamato” che affronta il problema della dipendenza dal cibo che può portare a disturbi alimentari ma anche conseguenze cardiache e diabete. Il neurobiologo ci spiega i meccanismi che ci rendono facilmente influenzabili dal cibo. Afferma infatti che “esiste un cervello consapevole, che si preoccupa di concetti razionali come la salute e un cervello inconsapevole, intuitivo, che pensa alle cose concrete e immediate come un pezzo di torta al doppio cioccolato che si trova di fronte a noi. Il conflitto fra cervello consapevole e inconsapevole spiega come mai mangiamo troppo anche se non vogliamo.” Questa tendenza deriva da impulsi che non riusciamo a controllare che derivano da secoli di storia. Il dottore spiega infatti che i nostri antenati dovevano sviluppare i circuiti nervosi per aiutarsi a procacciarsi il cibo per affrontare i momenti difficili. Quando non riuscivano a trovare cibo restavano digiuni anche per giorni. Oggi gli alimenti in commercio, afferma sempre il neurobiologo, ricchi  e gustosi continuano a stimolare questo meccanismo e ci sovralimentiamo.

La riproduzione della specie. 

Il cibo è collegato anche alla sopravvivenza della specie umana. Ogni organismo tenta di massimizzare il proprio successo riproduttivo. “Non ci pensiamo quando mangiamo - aggiunge l'esperto - . Quello di cui siamo consapevoli sono gli obiettivi che la selezione naturale ha programmato nel nostro cervello. Questi obiettivi, mangiare, fare l'amore, essere al sicuri, sono motori fondamentali dello stimolo dell'apprendimento. Poiché il cibo è un elemento importante per la sopravvivenza e la riproduzione, tende a essere un insegnante importante”. Questo porta gli esseri umani ad alimentarsi di più per riuscire a rispondere meglio agli obiettivi di riproduzione. Il problema fondamentale dunque, è la mancanza di volontà della persona o semplicemente l’ignoranza nei confronti della materia alimentare. Secondo uno studio della Aston University la cattiva alimentazione e i modi scorretti di mangiare deriverebbero anche dall’educazione familiare. Se i genitori usano il cibo come ricompensa o punizione.  Il cibo può essere paragonato ad una droga? Certo, come ha studiato addirittura la Yale University.

Il cibo come droga

Tutti questi pensieri sulla dipendenza dal cibo hanno portato molti a credere che si tratti di una vera e propria droga. Il cibo, infatti, dà assuefazione come hanno evidenziato alla Yale University dove hanno dimostrato che alcune persone sono totalmente assuefatte dal cibo. Per evitare questo procedimento di cibo-droga è importante conoscere cosa mettiamo nel piatto e quelli che sono i cibi che ci possono provocare problematiche maggiori. Tutto per risolvere quella che è considerata una piaga della civiltà moderna. 

 

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Eccesso di fruttosio ai bambini: le ultime ricerche

Eccesso di fruttosio ai bambini: le ultime ricerche

L'alimentazione infantile è di grande importanza per la corretta crescita del bambino, per questo motivo devono essere introdotti nella dieta tutti i cibi in modo graduale e nelle dosi consigliate. 

Una dieta equilibrata salva la vita.

Come per tutte le cose ci vuole misura e soprattutto nell'alimentazione infantile. È necessario curare l’alimentazione in tutti gli aspetti compresa l'introduzione di zuccheri nell'organismo che va studiata in modo da non causare effetti nocivi. Secondo recenti studi, un uso improprio del fruttosio, assunto in dosi troppo elevate, porta al rischio di contrarre malattie epatiche nei bambini in età pediatrica. Le bevande gassate in lattina, le merendine industriali o anche un solo etto di marmellata contengono già la quantità massima di fruttosio consentita. Giornalmente non dovrebbero essere assunti più di 25 grammi di fruttosio così da scongiurare l'insorgenza di patologie a carico del fegato. 

Le bevande gasate e i dolci pomeridiani.

Si sa che i bambini amano cibi e bevande molto dolci, gradevoli al palato. Questa dolcificazione viene spesso ottenuta dal fruttosio, che è uno zucchero con una struttura molecolare leggermente diversa dal glucosio e che ha una capacità dolcificante maggiore. È per questo motivo che può essere efficace a dosi più basse del glucosio. La denominazione fruttosio trae spesso in inganno perché la frutta che compone il nome induce a ritenere che sia qualcosa di sano e non faccia male alla salute, ma si tratta di uno zucchero a tutti gli effetti.

Cos’è il fruttosio?

Il dottor Nobili, specialista delle malattie epato-metaboliche dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, osserva che l'abuso o un eccessivo consumo di fruttosio comportano numerosi problemi ai piccoli pazienti, quali l'obesità, il diabete di tipo II, per arrivare persino a patologie cardiovascolari. Fino a poco tempo fa non era noto il meccanismo col quale il fruttosio interagiva con i tessuti epatici. Ricerche avanzate hanno scoperto che l'uso eccessivo produce alti livelli di acido urico con conseguenti danni ai tessuti del fegato che, col passare del tempo, andrà incontro a fibrosi e, nei casi più gravi, a cirrosi epatica. Alla luce di queste scoperte è essenziale che l’alimentazione del bambino venga modificata. Bisogna tenere sotto controllo l'assunzione di tutti quei cibi potenzialmente ricchi di fruttosio limitando l'uso di bevande gassate e merendine ai soli casi eccezionali. Il consiglio è quello di cambiare le abitudini alimentari sbagliate dei nostri figli quando offriamo loro lo spuntino pomeridiano o di metà mattina. Un succo di frutta o una merendina non devono essere un'abitudine ma l’eccezione.

La ricerca contro l’assunzione eccessiva di fruttosio.

La ricerca sulle cause dell’eccessivo uso di fruttosio è stata promossa tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. Su un bambino su due gli esami effettuati hanno mostrato livelli eccessivi di acido urico in circolo. L’acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. Quando viene prodotto in quantità eccessive è tossico per l’organismo ed è responsabile dell'insorgere di diverse patologie. Indagini approfondite, associate ai dati forniti dal questionario alimentare somministrato ai pazienti, hanno dimostrato che i livelli alti di acido urico comportavano l’aggravamento del danno epatico, in particolare tra i forti consumatori di fruttosio. Più zucchero introducevano nell'organismo, maggiore era il danno alle loro cellule epatiche. L’assunzione  eccessiva di fruttosio altera la normale funzione metabolica. In tal modo, quando l’organismo non ce la fa a smaltire elevate concentrazioni di acido urico si innescano meccanismi pericolosi per la salute come, ad esempio, l’insulino-resistenza e lo stress ossidativo. Sono segnali di allarme relativi alla comparsa del diabete e della sindrome del fegato grasso. Purtroppo nei bambini con un fegato già segnato dalla malattia, i meccanismi posti in essere dall’eccesso di acido urico, aggravano ulteriormente l'iter verso uno stadio ancora più grave.

Ma quale tipologia di fruttosio è messa sotto accusa?

Va precisato che gli studi e le ricerche non si focalizzano sul fruttosio presente naturalmente nei cibi, nella frutta o nelle farine. Il fruttosio dannoso per la salute dei bambini, spiegano dal Bambin Gesù, è quello aggiunto artificialmente con i dolcificanti utilizzati dalle industrie alimentari per la realizzazione di vari prodotti. Parliamo a esempio di merendine di svariati tipi, fino alle marmellate ed ai succhi di frutta. Superare la quantità giornaliera di fruttosio consigliata per i bambini, circa 25 grammi al giorno, li pone in una condizione di forte rischio, dato che questi prodotti superano largamente questa soglia. Seguire una dieta sbilanciata peggiora la situazione dato che si tende decisamente a superare la quantità corretta di fruttosio da assumere giornalmente.

 

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